Il percorso di Sofia Goggia e Federica Brignone verso le Olimpiadi non è stato certo semplice, ma i guai non sono finiti per le due azzurre.
Mancano ormai pochissimi giorni all’appuntamento che un’intera nazione attende da vent’anni. Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 non sono solo un evento sportivo, ma il palcoscenico su cui Sofia Goggia e Federica Brignone, le due punte di diamante della “Valanga Rosa”, cercano la consacrazione definitiva davanti al proprio pubblico. Tuttavia, il percorso che le sta conducendo ai cancelletti di partenza olimpici è stato tutto meno che in discesa. La stagione 2025/26 si è rivelata un’estenuante prova di resistenza, caratterizzata da da infortuni e stop forzati che hanno rischiato di rendere vano ogni tentativo di partecipazione alla manifestazione.
Per la Goggia, la marcia verso i Giochi è stata una continua battaglia contro i limiti del proprio fisico e la necessità di gestire la pressione di un Paese che da lei si aspetta solo l’oro. Parallelamente, la Brignone ha dovuto fare i conti con una riabilitazione record, cercando di mantenere la sua proverbiale polivalenza in un contesto di costante incertezza tecnica. Entrambe arrivano a questo passaggio cruciale con un bagaglio di successi immenso, ma anche con la stanchezza di chi ha dovuto lottare per ogni singolo chilometro di pista in un inverno che non ha concesso tregua. L’attesa per vederle brillare sulle nevi di casa è febbrile, ma le ultime ore hanno aggiunto un carico di tensione che nessuno avrebbe voluto vedere alla vigilia di un evento così importante.
Crans Montana: l’incognita meteo e il rebus tecnico che agita le azzurre
Proprio quando la condizione avrebbe dovuto stabilizzarsi, la tappa svizzera di Crans Montana ha rischiato di compromettere le ultime certezze. La fitta nevicata delle ultime ore ha costretto gli organizzatori a cancellare la seconda prova cronometrata, trasformando la discesa successiva in un’incognita totale. La gara si svolgerà su un tracciato ridotto, partendo dal cancelletto di riserva, assumendo così le sembianze di un Super-G veloce piuttosto che di una libera pura. Le condizioni della pista sono estremamente insidiose: la neve fresca accumulata ai bordi della traiettoria ideale rappresenta un pericolo costante, richiamando alla mente le recenti e sfortunate uscite della Goggia a Zauchensee.
Proprio la bergamasca è apparsa insolitamente guardinga nell’unica prova disputata, chiudendo con un diciassettesimo tempo che riflette tutte le difficoltà di adattamento a un fondo così instabile.

Crans Montana: l’incognita meteo e il rebus tecnico che agita le azzurre – stadiotorino.it (foto: profilo X Goggia)
Non va meglio a Federica Brignone: la valdostana, che cercava risposte precise sulla sua velocità, ha terminato il test con un distacco pesantissimo dalle migliori. Senza la possibilità di una seconda ricognizione veloce, la Brignone si è trovata nella condizioni di dover affrontare la gara di di ieri quasi senza punti di riferimento, su un tracciato che ha differito profondamente da quello analizzato sulla carta. Per le stelle azzurre, Crans Montana è diventata improvvisamente una trappola di incertezze, un test preolimpico che, anziché dare slancio, obbliga a una gestione conservativa per evitare infortuni pesanti a un passo dal traguardo a cinque cerchi.








