La Juventus rialza la testa in Champions, il mercato si accende ma un caso interno rischia di diventare un rebus difficile da sciogliere.
La notte europea ha restituito un po’ di serenità alla Juventus, che con il passaggio del turno in Champions League ha saputo mettere una pezza allo scivolone doloroso arrivato in campionato contro il Cagliari. Una sconfitta che aveva fatto rumore, soprattutto per le modalità, ma che non ha cancellato quanto di buono la squadra di Luciano Spalletti sta costruendo passo dopo passo.
I bianconeri, infatti, sembrano aver finalmente trovato una loro identità, una dimensione precisa fatta di equilibrio, gestione dei momenti e consapevolezza dei propri mezzi. Però, come spesso accade a gennaio, il campo non è l’unico terreno di battaglia. Il calciomercato entra nel vivo, le voci si moltiplicano e i tifosi iniziano a interrogarsi su possibili rinforzi e, allo stesso tempo, su eventuali uscite. Un calciatore è “prigioniero” della Juve, però, nonostante le voci di mercato non può lasciare la squadra a gennaio, la motivazione non è affatto banale.
Prigioniero della Juventus non può andare via
La Juventus osserva, valuta, studia incastri, ma senza ombra di dubbio deve fare i conti anche con situazioni interne tutt’altro che semplici. In mezzo a trattative reali e suggestioni, infatti, emerge un caso che sta facendo discutere e che rischia di diventare una sorta di prigione sportiva per uno dei giocatori presenti in rosa.
In queste ore si è parlato molto di possibili movimenti in attacco, di nomi che potrebbero salutare Torino per trovare maggiore spazio altrove. Però non tutto è fattibile, anzi. Esistono regole, vincoli e dettagli burocratici che spesso sfuggono ai più, ma che possono bloccare qualsiasi operazione. Ed è proprio questo il nodo centrale di una vicenda che riguarda da vicino la Juventus e uno dei suoi attaccanti più chiacchierati.
A fare chiarezza, come spesso accade, è stato il giornalista Nicolò Schira, che attraverso un post su X ha spiegato in modo diretto e inequivocabile la situazione. Secondo quanto riportato, infatti, Luis Openda non potrà lasciare la Juventus nel corso di questa sessione di mercato. Il motivo non è tecnico né economico, ma puramente regolamentare. In questa stagione l’attaccante ha già indossato la maglia di due club diversi, circostanza che gli impedisce di essere ceduto a una terza squadra prima della fine dell’annata sportiva.

Openda non può lasciare la Juve, il motivo p ben preciso (Foto IG @lois.openda_fanpage – stadiotorino.it)
Schira ha specificato come l’unica eventuale possibilità sarebbe un ritorno al Lipsia, club proprietario del cartellino, ma allo stato attuale non esistono piani in questa direzione. Di conseguenza, la Juventus non può venderlo né girarlo altrove, rendendo di fatto Openda “bloccato” a Torino almeno fino a giugno. Una situazione che sorprende molti tifosi, ma che rappresenta una realtà con cui la dirigenza e lo stesso giocatore devono convivere.
Dal punto di vista del rendimento, senza ombra di dubbio, l’esperienza di Openda in bianconero non è stata fin qui entusiasmante. L’attaccante non è riuscito a lasciare il segno come ci si aspettava, alternando prestazioni opache a sprazzi di vivacità che però non hanno mai trovato continuità. Questo, però, non significa che la Juventus abbia già deciso di bocciarlo in maniera definitiva. Spalletti, infatti, è un allenatore che pretende molto, ma che allo stesso tempo sa aspettare e lavorare sui suoi giocatori.
Emblematico, in questo senso, è stato quanto accaduto durante la recente sfida di Champions League contro il Benfica. Le telecamere hanno immortalato un siparietto piuttosto acceso tra il tecnico e l’attaccante, con Spalletti che, in modo energico e quasi teatrale, lo spronava ripetendogli più volte di “svegliarsi”. Un gesto forte, ma anche un segnale chiaro: l’allenatore pretende di più, perché intravede margini di crescita che finora non sono stati sfruttati.
Adesso, volente o nolente, Openda non ha alternative. Non potendo cambiare aria a gennaio, l’unica strada possibile è quella di rimboccarsi le maniche, lavorare duro e dimostrare sul campo di meritare la fiducia della Juventus. Il contesto è esigente, la pressione è alta, però occasioni per riscattarsi non mancheranno. E chissà che questa sorta di “prigionia” sportiva non si trasformi, alla fine, nell’opportunità giusta per accendere davvero la sua avventura in bianconero.








