Il calcio si è fermato di nuovo di fronte all’impeto di un lutto dolorosissimo. Era un grande allenatore: se n’è andato con uno scudetto in bacheca.
C’è una sottile linea di confine che separa l’ordine dal caos, la disciplina ferrea dalla fantasia più pura. In quella terra di mezzo si è mossa, per oltre sessant’anni, la sagoma di un uomo che ha fatto del rigore la propria religione e del coraggio la propria bussola. Per capire l’impatto del suo passaggio sulla terra, bisogna risalire a un calcio d’altri tempi, quello delle maglie pesanti e della difesa a oltranza. Prima di diventare un architetto di sogni altrui, fu un soldato fedelissimo sul rettangolo verde. Nel 1965 riuscì nell’impresa di sollevare un titolo nazionale che ancora oggi profuma di leggenda, un successo arrivato contro ogni pronostico, indossando colori che portava come una seconda pelle.
Ma la sua vera missione non era limitarsi a vincere su un prato; era quella di cambiare la mentalità di un intero popolo sportivo, prendendo una nazione considerata “piccola” e trasformandola in una potenza bellica di bellezza e cinismo. È stato un ponte tra due culture: quella germanica del dovere e quella scandinava del piacere, riuscendo a domare l’anarchia dei talenti per fonderli in un blocco granitico.
Addio al “Colonnello”: si è spenta la leggenda di Sepp Piontek
Il mondo del calcio oggi si inchina alla memoria di Sepp Piontek, scomparso all’età di 85 anni. Bandiera storica del Werder Brema e commissario tecnico che ha cambiato per sempre la storia della Danimarca, Piontek è stato molto più di un allenatore: è stato il creatore della “Danish Dynamite”. Nato a Breslavia nel 1940, Piontek ha legato la sua carriera da calciatore ai colori del Werder, con cui ha vinto la Bundesliga nel 1965. Ma il suo capolavoro assoluto risiede negli undici anni passati sulla panchina danese, dal 1979 al 1990. Quando arrivò a Copenaghen, trovò una squadra di talentuosi dopolavoristi; quando se ne andò, aveva consegnato al mito una nazionale capace di incantare ai Mondiali di Messico ’86 e di raggiungere le semifinali a Euro ’84.

Addio al “Colonnello”: si è spenta la leggenda di Sepp Piontek – stadiotorino.it (Pixabay)
Sotto la sua guida, ribattezzata con rispetto “il regime del Colonnello”, sono fioriti campioni del calibro di Michael Laudrup, Morten Olsen e Preben Elkjær. Piontek ha insegnato alla Danimarca che il talento, senza la disciplina tedesca, è solo un soffio di vento. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in due nazioni: la Germania, che ne piange la fedeltà e il rigore, e la Danimarca, che gli deve la propria identità calcistica moderna. Se oggi i danesi sono considerati una mina vagante in ogni torneo, il merito è di quel tedesco che, con un fischietto e un’idea, decise che era tempo di far esplodere la dinamite.








