La Juventus ritrova identità e gioco con Spalletti, ma il futuro del tecnico resta legato a un’unica condizione imprescindibile.
Nel calcio contano le vittorie, certo, però contano anche i segnali. E la Juventus, nelle ultime settimane, qualche segnale incoraggiante lo ha mandato. Con Luciano Spalletti in panchina i bianconeri hanno ritrovato un’identità più riconoscibile, una manovra meno prevedibile e, senza ombra di dubbio, anche una certa continuità di risultati in campionato. La squadra sembra più corta, più ordinata, più consapevole dei propri mezzi. Però la strada è ancora lunga e il momento resta delicato.
Il futuro della Juventus si costruisce oggi, partita dopo partita, ma si progetta anche dietro le scrivanie. E in questo scenario il nome di Spalletti è centrale. L’allenatore ha convinto per la qualità del gioco espresso, per la capacità di rimettere ordine in un gruppo che arrivava da mesi complicati e per aver restituito entusiasmo a un ambiente che sembrava smarrito. Tuttavia, come accade sempre in un club come la Juve, le idee devono camminare insieme ai risultati.
Spalletti può restare ma c’é una condizione
La società, in realtà, ha già tracciato una linea chiara. Nel domani bianconero c’è spazio per l’attuale tecnico, ma a una condizione ben precisa. Non si tratta di un dettaglio secondario né di una formalità. Con la Champions League ancora appesa a un filo e l’uscita prematura dalla Coppa Italia che pesa come un macigno, l’obiettivo minimo è entrare tra le prime quattro in campionato. È questo il vero spartiacque.
Perché non è soltanto una questione di prestigio sportivo. È, prima di tutto, una necessità economica. Senza gli introiti della prossima Champions, il progetto tecnico sarebbe inevitabilmente rivisto. Già a gennaio, infatti, l’amministratore delegato Comolli ha dovuto fare i conti con un mercato a budget zero, limitando le operazioni a soluzioni sostenibili. E se la Juventus non dovesse centrare l’Europa che conta, la prossima estate potrebbe essere ancora più complicata.

Luciano Spalletti c’è una condizione per restare (Foto IG@spazioj – stadiotorino.it)
Si parla, infatti, di possibili cessioni eccellenti per riequilibrare i conti. Una prospettiva che andrebbe in controtendenza rispetto alla necessità di rinforzare la rosa, soprattutto in attacco, dove servirebbe qualità e concretezza sotto porta. In uno scenario di ridimensionamento, anche la posizione dell’allenatore finirebbe inevitabilmente sotto esame. Non per una questione personale, ma per logica aziendale.
Spalletti lo sa bene. La Juventus è storicamente una società che privilegia i risultati rispetto all’estetica. Tra giochisti e risultatisti, i bianconeri hanno sempre scelto i secondi. Va bene la crescita del palleggio, va bene la squadra più armonica e propositiva, però tutto questo deve tradursi in punti. Subito. A partire dalla delicatissima sfida di sabato contro il Como, che rappresenta molto più di una semplice partita di campionato.
Il tecnico è a un bivio, anche se ufficialmente nessuno lo mette in discussione. Può restare e guidare la ricostruzione, ma deve garantire la qualificazione alla prossima Champions League. Senza ombra di dubbio, la dirigenza non vuole stravolgere ancora una volta il progetto tecnico, però allo stesso tempo non può permettersi di rinunciare a obiettivi minimi che hanno un peso enorme sul bilancio e sulla competitività futura.
In fondo, la situazione è chiara. Nessuno tocchi Luciano Spalletti, a meno che la sua Juventus non fallisca l’obiettivo principale. Il campo, come sempre, emetterà il verdetto definitivo. E tra qualche settimana sapremo se il nuovo corso bianconero avrà basi solide o se servirà l’ennesima ripartenza.








